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Ramesse & l’amore per Nefertari: semplicemente “Abu Simbel”

Considerato la più grande opera di Ramses II, il tempio rupestre di Abu Simbel è una vera meraviglia dell’antichità.

Le quattro colossali statue, alte venti metri e interamente scolpite nella roccia, che raffigurano il faraone seduto all’ingresso, sono ormai diventate un’icona della civiltà egizia.
Scavato per oltre sessanta metri dentro il ventre di un’altura di arenaria, il santuario era dedicato a tre grandi dei, Amon Ra E Ptah, ma in realtà era un’altra la divinità da venerarvi : Ramses stesso. Il tempio di Abu Simbel fu però sfortunato.

Poiché anni dopo la sua costruzione fu gravemente danneggiato da un terremoto, che lesionò e sgretolò pilastri e statue, compresa tutta la parte superiore di uno dei colossi della facciata. La maggior parte dei danni fu riparata, ma nulla gli architetti reali poterono fare per l’enorme statua, i cui pezzi furono lasciati sul posto, dove il sisma li aveva fatti cadere. L’edificio fu completamente abbandonato diversi secoli dopo la morte di Ramses e la sabbia iniziò a seppellirlo, fino a lasciare scoperte solo testa e spalle delle grandi statue dell’ingresso.
Il sito fu scoperto nel 1813 dallo svizzero Johann Ludwig Burckhardt ma quasi completamente ricoperto di sabbia, fu violato per la prima volta il 4 agosto 1817 dall’archeologo italiano Giovanni Battista Belzoni. Nel 1979 è stato riconosciuto come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

Il tempio minore                                                                                                                       

A nord, rispetto al tempio maggiore, a una distanza di un centinaio di metri, si trova il tempio minore, dedicato a Hathor e a Nefertari, la moglie del faraone Ramses, a simboleggiare il profondo legame ed amore che questi provava per lei.
La facciata è alta 12 metri e larga 28 ed è costituita da sei statue alte circa 10 metri. Le state raffigurano quattro volte Ramses e due Nefertari.

Ai lati del faraone ci sono le statue dei figli in dimensioni minori, mentre ai lati della regina sono raffigurate le figlie. L’entrata conduce a una sala contente sei pilastri di circa tre metri alti, sulla sommità vediamo le teste di Hathor. Su tutti i pilastri sono presenti iscrizioni che raccontano la vita della regina e del faraone.                                                                            Alle pareti invece ci sono scene di Ramses e Nefertari che offrono sacrifici agli dei.

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