Crea sito

Le misteriose rovine di Grande Zimbabwe


Grande Zimbabwe

Grande Zimbabwe è il nome attribuito alle rovine di una antica città dell’Africa del Sud situata nell’odierno stato dello Zimbabwe, che proprio da queste rovine trae il proprio nome. La città era già abbandonata quando i primi esploratori portoghesi giunsero nella zona, e gran parte delle circostanze relative alla sua creazione, alla sua storia e ai motivi del suo declino sono incerte e controverse. In genere si ritiene che la città fosse il centro di un vasto impero di etnia shona, chiamato impero di Monomotapa, che controllava una vasta regione compresa fra gli odierni Zimbabwe e Mozambico.

400px-Great_Zimbabwe_(Donjon)

Le rovine di Grande Zimbabwe si estendono in un’area di 7 km². Site a un’altitudine di 1.100 m s.l.m., nell’altopiano di Harare (20°16’23″S, 30°56’04″E), distano circa 250 km dalla capitale dello Zimbabwe. Sono fra le più antiche e imponenti strutturearchitettoniche dell’Africa del Sud precoloniale. La zona con più grande densità di rovine archeologiche è quella della moderna Bahlengwe, tra lo Zambesi a nord e nord-ovest e il medio corso del Limpopo a sud.

Complessivamente, il sito di Grande Zimbabwe comprende diversi bastioni, una torre conica, alcuni templi e altre costruzioni minori, tutte in pietra. Sebbene gli edifici siano realizzati con diversi tipi di pietra (forse in funzione dello status del proprietario), la maggior parte delle mura sono costruite da blocchi quadrangolari o trapezoidali di granito, preparati con martellatura a mezzo di utensili in pietra. Gli effetti decorativi sono stati ottenuti con lastre di doomite più scura inserite nella massa grigiastra del granito, a spina di pesce o a capriate, oppure incisi direttamente nella pietra. Non vi sono tracce di malta o cemento; la stabilità era ottenuta sfruttando l’ondulazione del terreno e la presenza di rocce su cui far poggiare le mura, o creando gradinate di sostegno.

Great-Zimbabwe-2

Le rovine rivelano un piano urbanistico suddiviso in due parti: il complesso della collina e i complessi delle valli. Il complesso sulla collina era probabilmente il centro rituale della città; vi si trovano diverse aree chiuse da mura di pietra. Il re viveva in una zona più appartata (forse allo scopo di proteggerlo da malattie contagiose come la malattia del sonno), nella valle. L’edificio regale viene chiamato imba huru (il “grande recinto”, talvolta detto anche impropriamente “il tempio”); la sua cinta muraria è quasi totalmente conservata. Il muro principale della cinta è alto 10 m e lungo 250 m circa, per un totale di 15.000 tonnellate di pietra.

zimbabwe01

Le rovine furono descritte da diversi esploratori portoghesi del XVI secolo; all’epoca il sito era già abbandonato. Nel 1531 Viçente Pegado, capitano della guarnigione portoghese di Sofala, descrisse il luogo in questo modo:

« Fra le miniere d’oro delle pianure fra i fiumi Limpopo e Zambesi c’è una fortezza fatta di pietre di incredibili dimensioni, e che non sembrano essere unite da malta… L’edificio è circondato da colline, su cui se ne trovano altri, simili al primo per il tipo di pietra e l’assenza di malta; uno di essi è una torre alta più di 12 braccia (22 m).» La descrizione di Pegado venne ripresa da João de Barros nel suo libro Da Asia (1552), in cui descriveva i possedimenti portoghesi nel mondo. Barros, che non era mai stato a Grande Zimbabwe, sostenne che le rovine fossero quelle della città di Axuma, possedimento della biblica Regina di Saba, e che le miniere nei dintorni della città fossero quelle meravigliose attribuite a Re Salomone. Grande Zimbabwe fu poi dimenticata per qualche centinaio d’anni. Le rovine furono ritrovate nel 1867, durante una battuta di caccia, da Adam Renders, che nel 1871 le mostrò al geologo Karl Mauch. 

Le rovine di Grande Zimbabwe sono il più importante monumento nazionale dello Zimbabwe. Il simbolo nazionale del paese, l’uccello di Zimbabwe, è l’immagine di una scultura ritrovata in questo sito. Il sito fu dichiarato Patrimonio dell’umanità UNESCO nel 1986.

Translate »