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La guerra civile siriana: la scarsa informazione dei media

bambino morto syria22 Aprile – Sale a oltre 500 persone uccise il bilancio del massacro compiuto negli ultimi cinque giorni in un sobborgo nei pressi di Damasco. Lo riferiscono i Comitati locali di coordinamento, che citano testimoni oculari e familiari delle vittime.

Secondo il conteggio dei morti ancora in corso e gli operatori impegnati nell’identificazione delle vittime, 112 persone uccise state individuate ma finora sono stati ritrovati più di 500 corpi privi di vita.

La guerra civile siriana è un conflitto in corso nel paese che vede opposte le forze governative e quelle dell’opposizione, riunite nella Coalizione nazionale siriana e che si inserisce nel contesto più ampio della Primavera Araba. Il conflitto è iniziato il 15 marzo 2011 con dimostrazioni pubbliche, si è sviluppato in rivolte su scala nazionale, per poi divenire guerra civile nel 2012. Secondo l’ultimo bilancio delle Nazioni Unite 90.000 persone sono state uccise dall’inizio del conflitto.

Le proteste, che hanno assunto connotati violenti sfociando in sanguinosi scontri tra polizia e manifestanti, avevano l’obiettivo di spingere il presidente siriano Bashar al-Assad ad attuare le riforme necessarie a dare un’impronta democratica allo stato. Secondo il governo invece miravano a creare uno Stato islamico radicale, vista la presenza nel Consiglio nazionale siriano dei Fratelli Musulmani e altri gruppi legati all’Arabia Saudita ed al-Qa’ida.

In virtù di una legge del 1963 che impediva le manifestazioni di piazza (solo dopo diverse settimane di scontri formalmente revocata), il regime ha proceduto a sopprimere, anche ricorrendo alla violenza, le dimostrazioni messe in atto dalla popolazione, provocando un numero fin ora imprecisato di vittime tra i manifestanti e le forze di polizia.

Nella primavera 2011 il governo siriano spiegò le forze armate siriane per reprimere le rivolte. Molte città furono assediate e venne ordinato ai militari di aprire il fuoco sui civili. I civili e i disertori dell’esercito iniziarono così a formare unità di combattimento e si riunirono nell’esercito siriano libero, combattendo in modo sempre più organizzato. Il governo siriano definisce i rivoltosi un “gruppo terroristico armato”.

Secondo varie fonti, incluse le Nazioni Unite, sono state uccise fino a 30.000-37.000 persone, di cui circa metà sono civili, inclusi i combattenti armati di entrambe le parti, tra cui circa 1.900 manifestanti dell’opposizione. Secondo l’ONU, circa 1,5 milioni di siriani sono sfollati all’interno del paese. Per fuggire alle violenze, decine di migliaia di siriani si sono rifugiati nei vicini Paesi, tra cui la Turchia, la Giordania, il Libano e il Kurdistan iracheno. Inoltre decine di migliaia di manifestanti sono stati rinchiusi nelle carceri governative, dove sono state riportate torture su larga scala.

Le organizzazioni internazionali hanno anche accusato le forze governative e i miliziani di Shabiha di usare i civili come scudi umani, di puntare intenzionalmente le armi su di loro e di adottare la tattica della terra bruciata. Anche i ribelli anti-governativi sono stati accusati di abusi dei diritti umani, incluse torture, sequestri, detenzioni illecite e esecuzioni dishabiha e soldati.

La Lega Araba, gli Stati Uniti, l’Unione Europea, gli Stati del CCG e altri paesi hanno condannato l’uso di violenze contro i manifestanti. Russia e Cina hanno più volte posto il veto a risoluzioni Onu che avrebbero condannato le azioni di Assad con sanzioni, obiettando che avrebbero potuto favorire un intervento straniero. La Lega Araba ha sospeso la Siria per la risposta del governo alla crisi e ha inviato nel dicembre 2011 una missione di osservatori, come proposta di una risoluzione pacifica della crisi. Un ulteriore tentativo di risolvere la crisi è stato intrapreso con la nomina di Kofi Annancome inviato speciale dell’Onu. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon aveva ripetutamente ammonito che il conflitto siriano si poteva intensificare in una vera e propria guerra civile.

Il 15 luglio 2012 il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha definito la crisi siriana un “conflitto armato non internazionale”, applicando così una legge umanitaria internazionale, sotto le Convenzioni di Ginevra.

 

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