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Il tesoro di Priamo nell’antica Troia

Turchia_Troia

Troia (in greco Τροία o Ίλιον e in latino TrōiaĪlium o Īlĭŏn) è un’antica città dell’Asia Minore all’entrata dell’Ellesponto, inTurchia. Fu teatro della guerra di Troia narrata nell’Iliade, che descrive una breve parte dell’assedio (prevalentemente tratta di due mesi del nono anno dell’assedio, secondo la cronologia proposta da Omero), mentre alcune scene della sua distruzione sono raccontate nell’Odissea. Della guerra di Troia si canta in molti poemi epici greci, romani e anche medioevali. Altri poemi ellenici arcaici notevoli sulla guerra di Troia sono i Canti Cipri, le Etiopide, la Piccola Iliade, la Distruzione di Troia e i Ritorni. Il poema latino Eneide inizia descrivendo la distruzione di Troia.

La città venne riscoperta nel 1871 da Heinrich Schliemann.

Heinrich Schliemann

Presso la collina di Hissarlik iniziò la ricerca delle mura di Troia con la collaborazione di Frank Calvert, viceconsole britannico proprietario dei terreni, che già aveva ipotizzato di poter trovare le rovine della città presso quel sito. In quell’anno effettuò un primo scavo clandestino, suscitando le ire del governo turco. Nel 1871 ottenne l’autorizzazione a compiere le ricerche in terra turca e organizzò a proprie spese una spedizione archeologica in Anatolia, sulla sponda asiatica dello Stretto dei Dardanelli, luogo che la tradizione indicava come possibile sito della città di Troia.

L’archeologo tedesco fermò la propria attenzione sulla collina di Hissarlik, un’altura in posizione favorevole per una roccaforte, dalla quale si poteva dominare tutta la piana circostante; seguendo le indicazioni e le descrizioni dei testi omerici, il 4 agosto 1872 Schliemann rinvenne vasellame, oggetti domestici, armi e anche le mura e le fondamenta non di una sola città, quella di Priamo, ma di ben altre otto città diverse, costruite l’una sulle rovine dell’altra (i risultati delle ricerche furono resi noti nel 1874 nell’opera Antichità troiane).

Il 15 giugno 1873, ultimo giorno di scavo prima della sospensione dei lavori, Schliemann effettuò una nuova e importantissima scoperta: alla base delle “mura ciclopiche” del VI strato vide qualcosa che attirò la sua attenzione; allontanati gli operai, aiutato solo dalla moglie, la greca Sophia Engastromenou, bella come l’immagine che egli si era fatto di Elena di Troia, riportò alla luce un tesoro costituito da migliaia di gioielli d’oro (per la precisione, più di 8.700), definito come il “tesoro di Priamo”, che il Re aveva nascosto prima della distruzione della città.

Questo tesoro era stato trovato alla profondità di 10 metri in un recipiente di rame largo 1 metro e alto 45cm. Schliemann riuscì ad esportare segretamente il tesoro in Grecia; per questo venne accusato dalla Turchia di esportazione illegale e costretto a pagare una ingente multa; l’archeologo tuttavia pagò una somma maggiore pur di divenirne il proprietario, quindi decise di donare il tesoro alla Germania, dove questo rimase fino alla seconda guerra mondiale. Il 6 marzo 1945 Adolf Hitler ordinò che fosse nascosto nelle miniere di sale di Helmstedt, in previsione della sconfitta e per evitare che cadesse in mano ai sovietici. L’ordine di Hitler non venne eseguito e il tesoro finì a Mosca.

Negli anni successivi i russi smentirono che questo si trovasse nelle loro mani e così scoppiarono infinite polemiche. La prima conferma ufficiale della presenza del tesoro in Russia si ebbe nel 1993 da parte del ministro della cultura russo che dichiarò che il tesoro si trovava a Mosca, al Museo Puskin, dal 1945.[3][4]

Attualmente quattro nazioni si contendono quel tesoro: la Turchia (dove è stato rinvenuto), la Grecia (erede della tradizione omerica), la Germania (a cui fu donato dall’archeologo) e la Russia (dove si trova attualmente)

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