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Il progetto SETI: La Ricerca di Intelligenza Extraterrestre

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SETI, acronimo di Search for Extra-Terrestrial Intelligence (Ricerca di Intelligenza Extraterrestre), è un programma dedicato alla ricerca della vita intelligente extraterrestre, abbastanza evoluta da poter inviare segnali radio nel cosmo. Il programma si occupa anche di inviare segnali della nostra presenza ad eventuali altre civiltà in grado di captarli (SETI attivo).

Il SETI Institute, proposto nel 1960 da Frank Drake (tuttora uno dei suoi direttori), è nato ufficialmente nel 1974. È un’organizzazione scientifica privata, senza scopi di lucro. La sede centrale è a Mountain View, in California.

Nel 1960, l’astronomo della Cornell University Frank Drake eseguì il primo moderno progetto SETI, noto come Progetto Ozma. Drake utilizzò un radiotelescopio di 25 metri di diametro sito a Green Bank, in West Virginia, per scandagliare le stelle Tau Ceti e Epsilon Eridani a frequenza vicine a 1,420 gigahertz. Una banda di 400 kilohertz attorno alla frequenza dell’idrogeno fu osservata usando un ricevitore monocanale con banda di 100 hertz. I segnali raccolti furono quindi memorizzati su nastro per una successiva analisi. Non fu trovato nessun segnale di probabile interesse.

La prima conferenza dedicata a SETI avvenne a Green Bank nel 1961. Anche i sovietici trovarono SETI interessante e nel 1964 eseguirono una serie di ricerche usando antenne omnidirezionali nella speranza di raccogliere segnali radio di elevata potenza. Nel 1966 il famoso astronomo americano Carl Sagan e l’astronomo sovietico Iosif S. Školovskijpubblicarono insieme il primo libro dedicato a questo tema: Intelligent Life in the Universe (Vita intelligente nell’universo).

Nel 1971 la NASA finanziò un progetto SETI che vedeva coinvolti tra gli altri Drake, Bernard Oliver e la società Hewlett-Packard. Il rapporto che ne risultò proponeva la costruzione di un radiotelescopio di 1.500 dischi noto come “progetto Ciclope”. Il costo per la realizzazione fu stimato in circa dieci miliardi di dollari: il progetto fu prontamente accantonato.

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Nel 1974 fu fatto un tentativo simbolico di inviare un messaggio verso altri mondi. Per celebrare un consistente ampliamento del radiotelescopio da 305 metri di Arecibo, unmessaggio in codice di 1.679 bit fu trasmesso verso l’ammasso globulare M13, distante da noi circa 25.000 anni luce.

La sequenza di 0 e 1 che costituiva il messaggio era una matrice 23 × 73 che conteneva alcuni dati sulla nostra posizione nel sistema solare, la figura stilizzata di un essere umano, formule chimiche ed il contorno del radiotelescopio stesso. La matrice 23 × 73 fu scelta perché sia 23 che 73 sono numeri primi. Si presumeva che questo fatto avrebbe aiutato un ipotetico ascoltatore alieno a riconoscere la struttura a matrice.

Essendo stato inviato il messaggio alla velocità della luce, nessuna eventuale risposta potrà giungerci prima di 50.000 anni; per questo motivo l’intero esperimento fu liquidato come una sorta di spot pubblicitario.

L’esperimento fu anche oggetto di controversie: ci si chiese se fosse giusto che un ristretto gruppo di persone si attribuisse il diritto di comunicare a nome dell’intero pianeta. Inoltre molti obiettarono come l’operazione prestasse il fianco anche ad un’altra critica che, seppure etichettabile come “paranoica”, non era completamente rigettabile “tout court”: supponendo che il segnale arrivi ad una ipotetica civiltà extraterrestre ostile, e che questa civiltà abbia la tecnologia necessaria per superare la distanza siderale che la separa dalla Terra, in questo caso fra 25.000 anni la Terra si troverebbe nella poco invidiabile condizione di rischiare di affrontare le imprevedibili conseguenze, che potrebbero anche essere estremamente gravi, derivanti da un’azione “inutile” compiuta dai terrestri 25.000 anni prima; quell’ “Eccoci, siamo qui e siamo così”, considerate tutte le informazioni sulla razza umana che contiene, si potrebbe rivelare una pericolosa divulgazione di dati, potenzialmente persino esiziale, se a riceverli fosse una civiltà che guarda all’esterno con occhi non propriamente benevoli. Poco dopo l’invio del messaggio tuttavia queste argomentazioni persero popolarità, se non altro perché, dal punto di vista di chi sosteneva l’inopportunità dell’operazione, il “danno” ormai era stato fatto.

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