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Antico Egitto: L’ enigma della tomba di Harwa

harwa

Harwa fu un misterioso personaggio vissuto in Egitto tra la fine dell’ VIII e l’ inizio del VII secolo avanti Cristo, durante la XXV dinastia. Misterioso per tanti motivi e innanzitutto perché, pur non essendo un faraone, venne rappresentato con in mano il flagello e lo scettro, simboli di regalità. Ebbe in effetti un immenso potere. Grande Maggiordomo di Amenirdis I, la principessa nubiana che deteneva fra il clero di Amon a Luxor l’ alta carica di Divina Adoratrice, aveva il compito di gestire le ingenti risorse dello Stato.

Misterioso anche perché la sua tomba sorge in un luogo non usuale per le sepolture, ha una struttura particolarmente complessa ed è una delle più grandi mai riservate a privati cittadini nell’ antico Egitto. Conserva inoltre cimeli e testimonianze dei primi visitatori occidentali nell’ 800: in un angolo è stato avvistato persino l’ autografo di Arthur Rimbaud.

Tiradritti è il direttore della Missione archeologica italiana che nel ‘ 95 ha ottenuto la licenza per scavare a Luxor nella tomba di Harwa e da allora continua a lavorare al suo interno, grazie anche ai finanziamenti della Compagnia di San Paolo. Una tomba che misura 4.500 metri quadrati di estensione, in un saliscendi di scale, rampe e corridoi che raggiungono la profondità di 25 metri, divenuta dopo la morte dell’ alto funzionario il fulcro di un’ ampia necropoli. Fu poi utilizzata come santuario in epoca tolemaica e come sepoltura di povera gente in epoca romana.

santuario osiride ad harwa

«Proprio attraverso gli scavi, con la scoperta anche dei numerosi ushabty, le statuine funerarie che ritraggono Harwa con i simboli regali, si è arrivati a sapere di più su un personaggio che appare come il vero governatore di tutto l’ Egitto meridionale, in un’ epoca definita “rinascimento egizio” per la tendenza a riscoprire modelli architettonici, stilistici, culturali e religiosi di mille e ottocento anni prima, quelli cioè dell’ Antico Regno», spiega Tiradritti. Oltre agli ushabty, in mostra sono presenti altri reperti che raffigurano Harwa: tra questi una «statua cubo» proveniente dal Louvre. Dal Museo degli Eremitani di Padova arriva un sarcofago mummiforme in legno appartenuto con ogni probabilità a Meritamon, figlia di Harwa: ha superfici ricoperte di iscrizioni e immagini policrome e decorazioni anche nelle parti interne della cassa e del coperchio.

Il dio Amon è rappresentato in forma di statuetta bronzea a corpo umano (proviene dal Museo Egizio di Torino) ma anche di testa d’ ariete, l’ animale caro a questo dio, mentre Osiride è raffigurato in un bronzetto frammentario nella parte inferiore. Ci sono anche ushabty dal Museum of Fine Arts di Boston, che raffigurano un faraone nubiano di nome Tahatqo. In mostra si potrà assistere in diretta ogni giorno da Luxor ai lavori all’ interno della tomba di Harwa.

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